La Lunigiana a casa tua – sociali al tempo del coronavirus 1-20


Il pessimista si lamenta al vento, l’ottimista aspetta che il vento cambi ed il realista aggiusta le vele.

La Lunigiana a casa tua!
L’emergenza Coronavirus che il nostro paese sta vivendo ci impone di fermarci e rimanere a casa, ma la nostra passione per la Lunigiana è sempre viva!
Per questo abbiamo pensato di portare ogni giorno un pezzo del nostro territorio a casa di ciascuno di voi , attraverso una serie di brevi testi divulgativi curati dalle nostre guide turistiche e ambientali.
In questo articolo troverete la raccolta di tutte le “puntate” quotidiane pubblicate quotidianamente sui nostri social networks.  Seguiteci ogni giorno su Facebook e Instagram!

La Lunigiana a casa tua 1-10

#1  Avete mai risalito le sorgenti del Bagnone?

Alle sorgenti del Bagnone. Nascosto tra i castagni, fiancheggiato da suggestive cascate, il sentiero 116 con partenza da Iera ci porta prima alle Capanne di Garbia e poi a quelle dei Tornini, costeggiando il torrente Bagnone. Lungo questo percorso, che collega il versante Lunigianese con il monte Sillara e i suoi laghi, i più attenti hanno riscontrato la presenza di massi coppellati e incisi, grossi blocchi di arenaria levigati dalla natura oppure lavorati dall’uomo. Sono vie, quelle che risalgono il nostro Appennino, transitate da sempre dagli abitanti e dai pastori della Lunigiana: antichi percorsi di transumanza, utilizzati nel passaggio dalla stagione fredda a quella più calda per salire in quota nei pascoli.

At Bagnone sources.
Hidden among chestnut groves, next to beautiful waterfalls, the path 116, which starts from Iera, goes to Garbia Huts and then to Tornini huts, along Bagnone Stream. This itinerary connects Lunigiana with Sillara mount and its lakes and along this path, you can see sandstone blocks, smoothed by nature or sculpted by men. These paths of our Apennines were used by the inhabitants and the shepherds of Lunigiana: they are ancient transhumance paths, used during the passage from the cold season to the hot one to reach the pasture.


#2 Il fascino del Medioevo lunigianese – La chiesa di San Giorgio a Filattiera.

Situata sull’omonima collina, luogo del primo insediamento feudale di Filattiera, si trattava di un vero e proprio castello protetto da mura, di cui resta oggi l’imponente torre a pianta quadrilatera che sorge di fronte all’ingresso della chiesa. Nella muratura della torre si possono individuare due fasi costruttive databili ai secoli XI-XII e XIV. La chiesa si presenta ad aula unica, spoglia e solo lievemente illuminata dalle strette monofore medievali. La chiesa di San Giorgio conserva al suo interno la Epigrafe di Leodegar, la più celebre testimonianza scritta altomedievale per la Lunigiana: una lastra di marmo con una iscrizione datata al 752 d.C., che narra le vicende di un personaggio chiamato Leodegar, che diffuse il cristianesimo fondando chiese e ospedali e spezzando gli idoli pagani, identificabili forse con le Statue Stele della Lunigiana.

St George’s church in Filattiera.
It sits on the hill of the same name, where the original feudal settlement of Filattiera was built. This was a proper walled castle, of which only the imposing quadrilateral tower remains today, standing in front of the entrance to the churc.The church has a bare aisle and the light comes from the medieval narrow single-lancet windows. Inside, St George’s contains the Epigrafe di Leodegar, the most famous

written text from the first millennium in Lunigiana: on a marble slab an inscription dating from 752AD tells of the life of Leodegar, who spread Christianity, founding churches and hospitals and destroying ‘pagan idols’ (probably the menhirs which these days are known as the Lunigiana stele).


#3 Villa Dosi Delfini

Capolavori in Lunigiana. I busti di Francesco e Carlo Dosi a Villa Dosi Delfini.
A dare il benvenuto al visitatore, sopra al portale principale dell’edificio, i busti di Carlo e Francesco Dosi, ideatori e committenti della Villa. Si tratta di due ritratti in marmo, che la famiglia chiama affettuosamente “Parrucconi”, vista la capigliatura tipicamente Settecentesca. Le due opere, per stile e iconografia, rimandano ai celebri busti marmorei in stile Luigi XIV. Dai cartigli sottostanti i ritratti dei due fratelli, apprendiamo che l’immobile fu edificato proprio da Carlo e Francesco nell’anno 1700.
In realtà, la data 1700 è da considerarsi assolutamente indicativa, infatti alcuni documenti e testamenti di famiglia recentemente analizzati ci fanno immaginare che l’idea progettuale della villa fosse già stata partorita tra gli anni 60 e 70 del XVII secolo.
Per saperne di più, visita il sito www.villadosidelfini.it

Masterpieces in Lunigiana. Busts of Francesco and Carlo Dosi at Villa Dosi Delfini.
The visitors are welcomed by the two busts of Carlo and Francesco Dosi, located above the main portal of the edifice; they were the creators and principals of the mansion. They are two marble portraits who are affectionately named “Parrucconi” because of the hair, typically of 18th century. The two sculptures for style and iconography, call to mind the famous Louis XV marble busts. From the cartouches located under the portraits of the two brothers, we learn that the mansion was constructed in 1700. Actually, the date, has to be considered as an indicative one, in fact, some documents and testaments of the family that have been recently analyzed, lead us to believe that the idea for the project of the mansion had already been made around 1660-70.
More information on www.villadosidelfini.it


 #4  Gli abitanti dell’Appennino: il Lupo

Camminando in direzione del nostro bellissimo Appennino, tra il bosco e le praterie di vetta, molti sono i segnali di presenza della fauna selvatica che, con occhio attento, è possibile individuare. Saper interpretare questi segnali è molto utile per comprendere quali tipi di animali frequentino il territorio. Tra tutti il più elusivo, affascinante ed intelligente è senza dubbio il lupo che, da qualche decennio, è tornato spontaneamente a ripopolare le nostre montagne e le nostre vallate. Difficile avere un incontro con lui: i suoi sensi sono così sviluppati che raramente si rende visibile all’uomo. È più facile trovare segni della sua presenza come impronte su neve o fango, escrementi, ungulati predati o rilevarne il passaggio mediante l’uso di fototrappole. Considerato elemento fondamentale per la riqualificazione biologica dell’ambiente, il lupo è oggi una specie protetta ed è molto emozionante sapere che sia tornato a percorrere i nostri stessi sentieri e a ripopolare i luoghi che da sempre gli appartengono.

The wolf
Walking towards our beautiful Apennine, among the wood and the meadows, you can notice a lot of signals of wild fauna, if you have an attentive eye. Interpreting these signals is very useful in order to understand the types of animals who are in our land. The most charming and intelligent of the animals is the wolf, which, for some decade, has spontaneously come back to repopulate our mountains and valleys. it is very difficult to meet it: its senses are so developed which rarely you can see it. But you can find signals of its presence as footprints on snow or mud, excrements, or you can detect the passage through the use of camera traps. The wolf is considered an essential element for the biological redevelopment of the environment and now it is a protected species and it is exciting it has come back to walk along our paths.


#5  Castello Malaspina di Monti – Licciana Nardi.

Foto di Walter Billotta.

Finestre e architravi scolpiti. Dopo il disastroso terremoto del 1920, l’allora proprietario Torquato Malaspina ricostruì il Castello utilizzando pietre e materiali di recupero, tra le quali sono da notare le architravi e le pietre decorate utilizzate per abbellire le finestre del castello. Qui sono scolpiti oggetti artigianali e simboli benaugurali, come forbici, martelli, attrezzi, ma anche croci e fiori. Queste immagini ricordano i numerosi portali scolpiti della Valle del Taverone.

Malaspina Castle in Monti – Licciana Nardi
After the disastrous earthquake in 1920, the owner Torquato Malaspina rebuilt the Castle using stones and salvage, you can notice the decorated architraves and stones to adorn the castle windows. Here you can see some sculpted objects as scissors, hammers, tools but also crosses and flowers. These images call in mind the numerous sculpted portals you can see in Taverone Valley.


#6  Il sentiero di crinale di Appennino.

Testo e foto di Franco Ressa e Raffaella Castagnoli

Il nostro sentiero di crinale è qualcosa di magnifico. Non eccessivamente difficile tecnicamente, si può suddividere in alcune tappe che dal Passo della Cisa al Passo del Cerreto ci regalano grandi panorami sulla Lunigiana.
Dal Passo del Cirone al Passo del Lagastrello lo 00 ci permette di osservare la diversità morfologica dei due versanti del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano, con diverse storie geologiche e il paesaggio umano che di conseguenza si è andato formando nella lunga storia. Da non sottovalutare mai d’inverno, proprio perché confine tra clima mediterraneo e continentale, il percorrerlo dona un grande senso di libertà potendo osservare dall’alto molto della Lunigiana storica tra pianure, colline e monti sino al mare.

The ridge path of Apennine National Park.
Our ridge path is magnificent. It is not so difficult and you can divide it in some parts which from Cisa Pass to Cerreto Pass give us great views over Lunigiana. From Cirone Pass to Lagastrello Pass the path 00 allows us to observe the morphological differences of the two sides of the Tuscan-Emilian Apennine National Park with different geological histories and the human landscape. In winter this path at the border between Mediterranean and continental climates gives a sense of freedom, you can observe our Lunigiana among plains, hills, mountains and sea.


 #7 Il castello di Malgrate.

Per secoli al centro delle vicende militari lunigianesi legate alla famiglia Malaspina, il castello di Malgrate, costruito in posizione strategica come cerniera fra Bagnone, Filattiera e Villafranca, fu più volte distrutto e ristrutturato. Le sue origini risalgono al Medioevo, ma acquisisce forme più signorili dopo la cessione al Ducato di Milano e poi alla famiglia cremonese degli Ariberti, nel XVII secolo. La struttura ha tre principali corpi di fabbrica: il mastio, il palazzo e la cinta muraria. Il mastio a pianta circolare con coronatura merlata e beccatelli è alto circa 25m e mostra analogie con altre torri lunigianesi (per es. Bagnone e Treschietto): realizzato con filari di ciottoli di arenaria, aveva nel medioevo un accesso sopraelevato e una serie di solai interni, poi sostituiti da volte a stella con stemmi nobiliari.

#7 – Malgrate Castle
For centuries in the middle of military events connected to the Malaspina family, Malgrate castle was built in a strategic position among Bagnone, Filattiera and Villafranca, it was destroyed and restored many times. Its origins date back to Middle Ages, but it becomes a residence thanks to the Ariberti family who bought the building in 17th century. There are three main parts of the building: the principal tower, the noble palace, and the surrounding walls. The tower is circular, about 25m high, with crenellations and corbels; it is similar to other castle towers in Lunigiana, for example Bagnone and Treschietto. Built from rows of small sandstone blocks, in medieval times the tower had a raised entrance and an internal structure with wooden floors, later replaced by arched stone vaults decorated with coats of arms.


#8 Osserviamo il cielo dalla finestra.

Testo e foto di Alex Borrini

A inizio anno centinaia di migliaia di uccelli partono dal continente africano per approdare in Europa, tra marzo e aprile. In questi giorni scrutando il cielo, gli alberi e i campi dalla finestra potreste scorgere, ad esempio, il Biancone. Questo rapace è un’aquila di medie dimensioni, dalla grossa testa color nocciola che si distingue dalle parti inferiori tipicamente bianche. È specializzato nel nutrirsi di rettili, non che disdegni piccoli mammiferi o insetti, ma se vede una lucertola o un serpente diventa matto e tenterà di catturarlo! Nel video, le Gru che invece hanno già transitato sull’Italia per disperdersi nel resto dell’Europa. Oltre a mettere in gioco i nostri occhi, proviamo anche ad aprire bene le orecchie. Gli uccelli sono artisti nel produrre complesse vocalizzazioni, provate a notarle e, perché no, a registrarle.
Dopodiché condividete le vostre osservazioni con noi!
Ancora un esempio? Nell’immaginario collettivo è radicata la conoscenza che la rondine rossiccia è migratrice, e alcuni proverbi ce lo rammentano. Le avete già viste? Fatecelo sapere e buone osservazioni!

#8. Bird Migrations
At the beginning of the year hundreds of thousand of birds leave from Africa to reach Europe between March and April. In these days, observing the sky, trees and fields you could see, for example, the Biancone. This bird of pray is an eagle of average sizes, with a hazel colored big head which distinguishes from the white lower parts. It eats reptiles, small mammals or insects but if it sees a lizard or a snake, it will try to capture them! In the video, you will see Cranes which have already crossed Italy and now there are in other parts of Europe. We have to use not only eyes, but also ears. Birds are artists to produce complex songs, if you want, you can record them. And then share with us your comments! Another example? We know the reddish swallow is migrant, some proverbs remind this. Have you seen them yet? Let us know!


#9  Villa Dosi Delfini – I cedri.

I cedri di Villa Dosi Delfini. A dare il benvenuto al visitatore della Villa dei Chiosi, ci sono due imponenti cedri del Libano. Questi due maestosi esemplari, iscritti al registro delle piante storiche della Regione Toscana, sono stati piantati nel 1863 in occasione della nascita del nonno dell’attuale proprietario della Villa. Il proprietario racconta che durante la Seconda guerra mondiale i due cedri sono stati cimati dall’aviazione alleata, e da allora hanno smesso di crescere in altezza per svilupparsi soltanto in larghezza.
Nella foto in bianco e nero, si ritrae il momento in cui i due alberi sono stati piantati.

#9. Villa Dosi Delfini Cedars.
To welcome the Villa visitor, there are two imposing Lebanon cedars. These two magnificent trees are in the register of historical plants of Tuscany Region, they were planted for the grandfather birth of the current owner of the Villa. The owner tells during the Second World War the two cedars were hit by the Allies bombs and for this reason they can not grow, they can only develop in width. In the black and white picture you can see the moment where the two trees were planted.


#10 Alpe di Succiso.

Testo e foto di Daniele Mastorci.

La Regina si veste di bianco. L’alpe di Succiso, la cima più imponente di tutta la dorsale appenninica a noi limitrofa (2017m s.l.m.), rappresenta una meta dal fascino ancestrale e mistico per gli escursionisti che, negli anni, decidono ed hanno deciso di risalirne i crinali. Possente piramide che si staglia maestosa fra la Lunigiana e l’Emilia, tra la valle del Rosaro e quella del Secchia. Dominatrice indiscussa del catino del Prataccio (in vulgo “Sorgenti del Secchia”), nonché testa di ponte tra i liguri e i padani. In inverno, candida ed imperturbabile, ci regale scenari mozzafiato, ed avvincenti scalate… Nel più immacolato dei silenzi fiabeschi. Terra di pastorizia ,di imprese napoleoniche, di Resistenza … Terra di Lunigiana.

Alpe di Succiso
Alpe di Succiso is the most imposing peak of all our Apennine side (2017 m above sea level), it represents a charming and mystic place for hikers, who, in the years, decide to climb the ridge. A powerful pyramid between Lunigiana and Emilia, between Rosaro and Secchia rivers’ valleys. In winter it offers breathtaking views and engaging climbing …Land of shepherds, of Resistance, of Lunigiana.


#11 La chiesa di San Martino a Mulazzo

La chiesa di San Martino sorge non lontano dal borgo di Mulazzo, circondata da un recinto e da un piccolo e suggestivo cimitero. La facciata è caratterizzata dal singolare culmine a vela che presenta due aperture (alloggiamento di campane) e tre cuspidi. Le campane poste in facciata, usate generalmente negli ospitali per richiamare i pellegrini, lasciano supporre che la chiesa abbia svolto tale funzione. L’edificio, realizzato con ciottoli di pietra disposti irregolarmente, presenta un impianto medievale (piuttosto rimaneggiato) con tre absidi e tre brevi navate, scandite da due colonne in arenaria per parte, che reggono i sei archi divisori a tutto sesto. La chiesa, che compare nei documenti a partire dalla fine del secolo XIII come dipendenza della pieve di Castevoli, è rimasta a lungo in stato di abbandono, fino al recente intervento di restauro che ne ha completamente ripristinato la pavimentazione e la copertura a capanna.

The church of San Martino can be found just outside the village of Mulazzo, surrounded by a wall and an attractive little cemetery. The distinctive features of the façade are the two openings for bells and three small cusps. Bells like these were normally used at pilgrim hostels to call travellers in to sleep overnight, suggesting that the church once served this function. Built of small irregularly placed stones, the medieval design has been altered over time so that now there are three apses and three short aisles, each with two sandstone columns, creating six rounded dividing arches. The church is first mentioned in documents at the end of the 13th century as being attached to the parish church in Castevoli. After many years of abandonment, the floor and pitched roof have recently been completely restored.


#12 La Farfalla Dorata

Foto e testo di Matteo Bologna

Un luogo affascinante il promontorio del Caprione, ultimo lembo meridionale della Lunigiana, grande pietra affacciata bruscamente sul mar Ligure. Sito che ha testimoniato una notevole presenza umana diverso tempo prima che Roma venisse fondata. Nella zona detta dei Monti di San Lorenzo abbiamo ancora la fortuna di poter ammirare, durante il periodo del solstizio d’estate, il fenomeno eclatante della “farfalla dorata”. Infatti in una piccola radura nel bosco, ancora dopo qualche migliaio d’anni, si erge il “Tetralithon” di San Lorenzo una sorta di costruzione preistorica con una finestra a losanga, opportunamente orientata, che lascia passare durante il solstizio, a tarda sera, i raggi del sole, i quali si stampano su di una pietra fallica “schermo” situata di fronte ad esso.

The Caprione promontory is a charming place, the last southern part of Lunigiana, a big stone which overlooks the Ligurian Sea. This is a site which witnessed a considerable human presence much time before Rome was founded. In the area named Monti di San Lorenzo (Saint Lawrence Mounts) we have the luck to admire, during the period of the summer solstice, the impressive phenomenon of the “golden butterfly”. In a little glade, after some thousands of years, there is the “Tetralithon” of Saint Lawrence, a sort of prehistoric oriented building with a rhomb window. During the solstice, in the evening, the sunbeams pass through the window and hit a stone in front of the Tetralithon, the image, which forms, is very similar to a butterfly.


#13 Annetta Malaspina

Nella sala del biliardo del Castello Malaspina di Monti è ritratta la celebre Annetta Malaspina, moglie del Marchese di Bastia e dama di corte dei Borbone di Parma. È interessante il suo particolare ruolo “politico”: favorita del ministro francese Dutillot, fu mandata dai Borbone alla corte di Francia per attrarre le attenzioni del Re Luigi XV, rivaleggiando con la più conosciuta Mme Pompadour. Il dipinto presente al Castello di Monti è una copia di uno dei ritratti conservati alla Galleria Palatina di Parma. Fino a che i rapporti tra Parma e la Francia furono positivi, infatti, il ruolo di Annetta fu sicuramente strategico. Quando poi la “piccola Parigi” si legó all’Austria, Annetta fu rimandata in Lunigiana.

In the billiard room of Malaspina Castle in Monti, there is the portrait of the famous Annetta Malaspina, Bastia Marquis’wife and Lady-in-waiting of Borbone family of Parma. It is interesting her special “political” role: she was the favourite of the French Minister Dutillot and she was sent by the Borbone family to the French Court to attract the attention of the King Louis 15, she was the rival of the well known Mme Pompadour.
The painting in Monti Castle is a copy of one of the portraits which are in Palatina Gallery in Parma. Annetta role was strategic until the relations between Parma and France were good. Then when the ”little Paris” allied with Austria, Annetta came back to Lunigiana.


#14 La Vedovella delle Apuane

Foto e testo di Mattia Filippi

Il Monte Borla e il Sagro sono definiti “Giardino botanico delle Apuane”, per le splendide fioriture che li caratterizzano. Oggi vi mostriamo la Vedovella delle Apuane, che si incontra, ad esempio, nei dintorni della cava abbandonata che si aggira per imboccare il sentiero 173 (1279 m. s.l.m.) – partenza da Foce di Pianza.
La Vedovella delle Apuane (Globularia Incanescens), della famiglia Plantaginacae è una pianta erbacea endemica delle Apuane, simbolo dell’orto botanico dei Pellegrini di Pian della Fioba. Si tratta di una pianta perenne dal fusto strisciante (la si trova incastonata tra le fessure delle roccette calcaree).
Sulle foglie sono presenti punti bianchi che sono secrezioni calcaree con le quali la pianta elimina l’eccesso di calcio assorbito dal substrato. Questa è una caratteristica comune anche di altre piante apuane che vegetano sui terreni calcarei e costituisce un chiaro adattamento all’habitat. I fiori sono di colore azzurro-violaceo e, con il tempo, diventano biancastri, da cui il nome specifico (Incanescens).
Da poco è stata segnalata una stazione anche in appennino nei pressi di Punta Buffanaro vicino ai Groppi di Camporaghena.

Borla and Sagro mounts are named “botanical garden of the Apuan Alps”. The Sagro area is rich in biodiversity in particular at the base of the mountain but at the same time, this biodiversity is at the risk of the extinction because of the extraction activity which surrounds the area.
Leaving from Foce di Pianza, around the abandoned quarry , it is possible to admire an endemic plant of the Apuan Alps named “Vedovella della Apuane” (Globularia Incanescens).
It is a perennial herbaceous plant with a purple flower which lives among the fissures of the calcareous rocks. On the leaves there are some white points which are calcareous secretions. This is an example of a clear adaptation to the habitat. The flowers are blue-violet and then they become white. The bloom is between May and August.


#15 La Stele di Treschietto

In Lunigiana, a partire dall’inizio del XX secolo sono state ritrovati, spesso in maniera del tutto casuale, molti monumenti di epoca preistorica denominati “Statue Stele”. Oggo vi proponiamo il racconto di A. C. Ambrosi, fondatore del Museo delle Statue Stele Lunigianesi – Pontremoli, in merito al ritrovamento della Stele di Treschietto (Bagnone).
“È venuta in luce il 7 luglio 1969 durante i lavori eseguiti dal Comune di Bagnone per la sistemazione del cimitero di Treschietto […]. Si trovava ad una profondità di circa m. 1,20 o 1,30, in posizione orizzontale, in un vigneto di proprietà Malatesta, già coperto, qualche anno prima, da una secolare selva di castagni. La Stele è stata estratta dal terreno da un mezzo meccanico che opera a lo sbancamento per aprire il nuovo accesso e l’allargamento del cimitero. Il prof. G. Cavalli, informato dagli addetti ai lavori […], ha riconosciuto la Stele ed ha provveduto a farla trasportare nel comune di Bagnone.”

In Lunigiana valley some prehistoric monuments were accidentally found beginning from the first years of 20th century, they represent men and women and dated back to 4th millennium B.C. They were named Statue Stele. Today we talk about the Statua Stele of Treschietto, a village near Bagnone. This monument was found on 7th July 1969 during the works of Bagnone Commune for the arrangement of Treschietto churchyard. It was 1,20 or 1,30 metres deep, in horizontal position, in the vineyard of a local family, covered by a chestnut grove. The stele was extracted by a machine which was enlarging the cemetery. A professor, who was studying the phenomenon, was informed by the workers, he recognized the stele and so it was transported in Bagnone Town Hall.


#16 Il Lago Peloso a Zeri

Foto e testo di Alex Borrini

C’è un luogo in Lunigiana dove potremmo ripercorrere per millenni la storia dell’Appennino. Porta un nome buffo, Lago Peloso, tramandato per secoli da quella piscina pellosa medievale che ci racconta come già all’epoca il lago doveva essere coperto da vegetazione. Esso si nasconde infatti sotto un prato galleggiante e nelle sue membra torbose si conservano infiniti resti subfossili di tutto quello che, nel tempo, si è avvicendato nelle aree a lui prossime. Oggi cumuli di sfagni disegnano la microtopografia della torbiera, con monti e valli, ospitando interessanti e rari relitti glaciali come il Licopodio inondato o piccole e colorate piante carnivore come la Rosolida. Dove invece l’acqua affiora gli anfibi dominano la scena: dalla Rana temporaria che, migrando dalle faggete, si raccoglie qui per riprodursi, ai magnifici Tritoni, quella crestato italiano e quello alpestre apuano. Una ricchezza biologica che è valsa un importante riconoscimento da parte della Societas Erpetologica Italica: il Lago Peloso è la prima Area di Rilevanza Erpetologica (ARE) della Lunigiana!

There is a lake in Lunigiana where you can retrace the history of the Apennine for thousands of years. It has a funny name: Peloso Lake. This name derives from the fact that the lake was covered by vegetation during Middle Ages. If you are distracted, you do not notice it, it hides under a floating meadow. But in the depth of the ancient lake there are fossilized remains as pollen, eggs, spores, hair, skeletons. Naturalistic archives full of information. The past lives, in order to be discovered, in the heart of the peat bog for the explorers. Instead, the present is marvellous at the sunlight and admired by everybody. The meadow sometimes waves thanks to the wind, it does not seem true, we can discover a universe if we look at it with curious eyes. In other places we will not find another meadow as this one.
Peloso Lake was recently recognised by the Italian Herpetology Society as an Area of Local/Didactic Herpetology Importance.


#17 Sculture marmoree a Virgoletta

All’interno della chiesa di Virgoletta, dedicata ai Santi Martiri Gervasio e Protasio dal 1585, si nasconde un piccolo tesoro. L’altare maggiore (1666) che contiene in una cassa bronzea le reliquie di quattro Santi (Fausto, Pellegrina, Agatope e Quinta) mostra sui quattro lati una esecuzione di alto livello ed evidenti contatti con la scultura romana del ‘600; nel coro è poi possibile ammirare la grande ancona marmorea con la Vergine che, seduta in trono fra i SS. Gervasio e Protasio (entrambi recanti la palma e la spada, simboli del martirio) consegna un uovo al Bambino. L’opera, anche in questo caso di alta qualità, è attribuita al cosiddetto Maestro di Virgoletta, e può essere collocata nell’ultimo scorcio del ‘400, stilisticamente al confine fra la maniera tardogotica e le novità rinascimentali.

Inside Virgoletta Church, dedicated to Gervasio and Protasio Saints from 1585, you can see a little “treasure”. The high altar (1666) contains the remains of four saints (Fausto, Pellegrina, Agatope, and Quinta) in a bronze chest beautifully decorated on all four sides, in a style similar to 17th century Roman sculpture. In the choir stalls there is a large marble altarpiece; the centre panel shows the Virgin sitting on a throne giving an egg to the Christ Child, with St Gervasio and St Protasio (both of whom bear a palm and a sword, symbols of martyrdom) on either side. This high quality work, stylistically on the cusp between late Gothic and early Renaissance, dates from the late 1400s and is attributed to the so-called ‘Master of Virgoletta’.


#18 La diga di Giaredo

Gli Stretti di Giaredo – Pontremoli & Zeri, Italy sono stati formati dall’opera del Torrente Gordana, classico torrente appenninico soggetto a periodi di piene in primavera e in autunno, quando le piogge sono abbondanti, e a periodi di magra in estate. Lungo il corso del torrente, poco a monte degli Stretti è presente un piccolo invaso artificiale (capacità massima 120000 mc) generato da una diga ad arco semplice chiamata “Diga di Giaredo”. La sua altezza, presso il punto più depresso delle fondazioni raggiunge i 27.40 m, mentre sul piano generale di fondazione, 25.60 m. Il suo coronamento ha una lunghezza di 38.80 m. La diga è dotata, al piede, di uno scarico quadrato che permette di svasare integralmente il serbatoio e permette il Deflusso Minimo Vitale che deve sempre essere garantito (cioè la capacità di acqua rilasciata da una qualsiasi opera di captazione sull’asta di un lago, fiume, torrente, o qualsiasi corso d’acqua, in grado di garantirne la naturale integrità ecologica).
I lavori di costruzione iniziarono nel 1938, lo sbarramento venne ultimato il 28 Luglio 1941, ed il suo collaudo ebbe luogo il 9 Febbraio dell’anno successivo. Fu realizzata da Società Acciaierie e Ferriere Lombarde Falck ed è oggi gestita da Edison. (Foto n. 3 e 4 dal sito web progettodighe.it – maggiori info sul sito www.strettidigiaredo.org)

Stretti di Giaredo were formed by the work of Gordana stream, a classical Apennine stream which is subject to flood during the spring and the autumn, when rains are abundant, and periods of minimum flow during the summer. The source of the Stream is the Tecchione Mount (1582 metres above the sea level) in Zeri municipality, not so far from Passo dei Due Santi and the ZumZeri ski resort. The Tecchione Mount is on the border line between Tuscany and Emilia Region very near Liguria Region. The river has a total lenght of 18 km, until Pontremoli, where it becomes an affluent of Magra River.
Along the flow of the Stream, in the highest part of Stretti, there is a small artificial storage (maximum capacity 120000 mc) generated by a dam called “Giaredo “, whose works started in 1938.


#19 I capitelli della Chiesa di Pognana

ITA La chiesa di “Santa Maria di Pugnano” sorge lungo la strada che da Fivizzano risale la valle del Rosaro. L’edificio attuale, in forme romaniche, si può datare tra il XII e gli inizi del XIII secolo. All’interno spiccano alcuni elementi scultorei di grande interesse: un frammento di pluteo marmoreo con due pavoni che si dissetano ad una fonte e la straordinaria serie dei capitelli scolpiti con il tipico repertorio geometrico e simbolico del romanico luniginese. I capitelli di Pognana si legano direttamente a quelli più noti delle Pievi di Codiponte e Vendaso, potrebbe essere una derivazione di questi ultimi. La realizzazione è caratterizzata da tratti molto semplici dal punto di vista stilistico, mentre l’iconografia mostra elementi tipici del repertorio medievale Lunigianese legato al bestiario fantastico e a motivi simbolici o geometrici.

The church of Santa Maria of “Pugnano” stands on the road which rises out of Fivizzano up the Rosaro valley. The building, which dates from the 12th/early 13th century, is Romanesque in style. The church contains some carvings of great interest: a fragment of a marble slab showing two peahens drinking from a spring, and an extraordinary series of capitals decorated with geometric and symbolic carvings typical of the Romanesque period in Lunigiana. The capitals inside Pognana church are very similar to other capitals we can see in two parish churches: Codiponte and Vendaso. The style is very simple and the iconography shows typical medieval elements of Lunigiana connected with the fantastic Bestiario and with symbolic geometric shapes.


#20 Le Alpi Apuane

Foto e testo di Nicholas Piretti

Chi ha l’occasione di transitare lungo i tratti stradali della Versilia, della Garfagnana e della Lunigiana, non può fare a meno di notare uno straordinario segmento di Dolomiti magicamente trasferitosi a sud, in cerca del mite clima Tirrenico: le Alpi Apuane. La loro estensione è di circa 500 kmq con la massima quota di 1946 mt. del monte Pisanino, la dosale forma un arco di circa 50 km in direzione nord-ovest/sud-est. La loro forma, dalle vette appuntite, susseguite da crinali affilatissimi e canaloni quasi verticali, ha fatto si che queste montagne fossero meta di esplorazioni, studi botanici e scientifici. Queste pareti cosi verticali sono solcate da tracciati di una pendenza spaventosa: le marmifere, strade dalle quali per secoli vennero calati i blocchi di marmo per mezzo di una “lizza” o slitta di legno sulla quale venivano caricati i grandi blocchi estratti. La particolare conformazione geomorfologica di queste montagne fa si che all’interno di esse si trova un sistema carsico tra i più importanti d’Europa che vanta numerosi abissi e grotte.

People who drive in a beautiful day along the roads of Versilia, Garfagnana and Lunigiana, can notice extraordinary mountains: the Apuan Alps. Their extension is 500 kmq, the highest mount is named Pisanino and it is 1946 metres high. They form an arch of 50 km, a lot of explorers, scientists and botanists studied these mountains because of their shape and their pointed tops. In these vertical faces there are strong slopes called “marmifere”, roads used for centuries to transport marble blocks through a “lizza”, a sort of wooden sledge where the huge extracted blocks were put. Inside these mountains there is one of the most important European Karst formation with many caves.